Quando si pensa a un allevamento, l’immagine è quasi sempre la stessa: piccoli batuffoli di due o tre mesi pronti a partire verso la loro nuova casa. Ed è vero, la maggior parte dei cani che lasciano l’allevamento ha proprio quell’età. Ma fermarsi a questa fotografia è un po’ come guardare solo la copertina di un libro e pensare di conoscerne tutta la storia.
In allevamento convivono età diverse, e ognuna ha un motivo preciso.
Ci sono cuccioli che restano con noi più a lungo. Non perché “non siano stati scelti”, ma perché siamo noi, per primi, a scegliere per loro. Alcuni hanno una crescita più lenta, altri sono molto piccoli di taglia, altri ancora hanno bisogno di un percorso educativo più strutturato prima di affrontare una famiglia. L’obiettivo è semplice: non mettere nessuno in una situazione sbagliata.
Così può capitare di incontrare cuccioli di quattro mesi, sei mesi o anche un anno. Per noi restano cuccioli, solo con qualche esperienza in più nello zainetto.
E a dirla tutta, spesso sono anche più semplici da gestire. L’idea del “più piccolo è meglio” è affascinante, ma la realtà è che un cucciolo molto giovane richiede tempo, energie e una certa disponibilità che non tutte le famiglie hanno o desiderano avere. Un cucciolo un po’ più grande può essere un compagno già più equilibrato, senza perdere nulla della sua capacità di creare un legame profondo.
Poi ci sono i cani che restano perché li stiamo osservando per il nostro futuro. Un allevatore non decide sempre tutto a due mesi. Anzi, nella maggior parte dei casi si prende tempo.
Guardiamo come crescono, come si sviluppano morfologicamente, come affrontano il mondo dal punto di vista caratteriale. Aspettiamo il cambio dei denti e , più avanti, arrivano gli esami ufficiali, come le lastre per la displasia.
A volte succede che un cane che avevamo tenuto per noi prenda una strada diversa: non entra nel programma allevatoriale, ma diventa il cane perfetto per una famiglia. E allora ricominciamo da lì, con la stessa cura di sempre.
Infine ci sono loro, gli adulti.
Forse il capitolo meno conosciuto, e quello che genera più fraintendimenti.
Un allevamento serio non è un luogo dove i cani vengono fatti riprodurre “finché possono”. Le femmine, ad esempio, fanno un numero limitato di cucciolate e poi smettono, spesso quando sono ancora giovani e con davanti tanti anni di vita.
A quel punto si apre una scelta importante: tenerle tutte o trovare per alcune di loro una famiglia dove possano vivere una dimensione più esclusiva.
In allevamento stanno bene, ma esistono anche limiti concreti, come la capienza stabilita dagli enti competenti. E soprattutto esiste una domanda più profonda: dove può avere la vita migliore quel singolo cane?
Quando decidiamo di affidare un adulto, non è mai una scelta sbrigativa. Anzi, spesso è il contrario. La selezione della famiglia è attenta, a volte ancora più rigorosa rispetto a quella per un cucciolo. Perché lì non si tratta solo di iniziare una storia, ma di continuare nel modo giusto una storia già iniziata.
Per questo, in un allevamento si possono incontrare cani di due mesi, sei mesi, un anno o anche cinque o sei anni. Non è un’anomalia, è la normalità di un lavoro fatto con criterio.
Ogni età ha il suo valore. Ogni cane ha il suo momento.
E il nostro compito è capire quando quel momento coincide con la famiglia giusta.
